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Filippo Maggia

Due

Luca Campigotto, instancabile viaggiatore per necessità, un moderno Bruce Chatwin che
alla penna sostituisce l'obiettivo della fotocamera, racconta con eleganza luoghi lontani al pari di grandi metropoli. Immagini colte, intrise di storia e di attesa, di silenti e rispettose peregrinazioni che rimandano ai fotografi dell'Ottocento, quando la conoscenza di un luogo avveniva per gradi... Sintesi dunque di un percorso personale, le fotografie di Campigotto raqcchiudono in sé l'anima dei luoghi, come fossero documenti imprescindibili di un mondo destinato a scomparire... Il suo sguardo, carico di suggestioni cinematografiche e letterarie afferenti alla cutura alta come a quella popolare, ha il potere di trasformare la veduta classica in visione mistica.


da Due, Skira, Milano 2009
 


Visioni di un paesaggio

Luoghi carichi di storie e di avventure umane sono quelli da sempre prediletti da Luca Campigotto...
Le immagini raccontano di montagne e fiumi dove la Storia si è consumata, dove uomini e altri uomini hanno combattuto fra loro dividendo paure e angosce, sofferenze e deliri.
Sono squarci luminosi per quanto melanconici, ove l'atteggiamento del fotografo è indubbiamente di grande rispetto verso il luogo, come se ancora avvertisse le voci e le urla rincorrersi da una sponda all'altra, o l'eco spegnersi fra le pareti di roccia.
Sono luoghi intrisi di spiritualità, perchè la sofferenza e il dolore inevitabilmente avvicinano al soprannaturale. La luce è la caratteristica che corrisponde a tutte queste fotografie. Una luce diafana, leggera e trasparente, tipica dei luoghi puri, dove la natura respira e mostra la sostanza delle cose in modo diretto, secco, incontrovertibile.
 

da Paesaggi fluttuanti, Charta, Milano 2000

copyright © Luca Campigotto, all
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